Che abbia una risoluzione 720p o 1080p, cambia poco. Oggi tutti noi sappiamo cosa sia un video in HD.

Oggi l’HD ci ha abituati a una fruizione dei video qualitativamente elevata, tanto che sarebbe impensabile gustarsi qualcosa su YouTube in 360p. È giusto, specialmente perché oggi anche i cellulari registrano ottimamente, a volte con qualità superiore rispetto ad alcune videocamere. Diciamo pure che lo standard è ormai il “classico” 1920×1080, il FULL HD che tutti i televisori (e tutti gli smartphone) supportano. Eppure, il marketing selvaggio ci sta facendo salire la febbre del di più, dell’oltre, del “più migliore assai”. Neanche in questo c’è nulla di male, ma solo se parliamo di fruizione. Voglio dire, giacché una tecnologia esiste, perché non usufruirne?

Cosa succede invece quando tutto questo passa tra le mani di chi crea contenuti multimediali?

Non voglio essere spigoloso ma di questi tempi chiunque diventa videomaker, persino io! Negli anni ’80 era complicato, le apparecchiature erano costose e tutto era analogico, bisognava essere professionisti. Oggi basta essere appassionati. In che modo l’ “OLTRE” HD sta pericolosamente peggiorando la fattura di un video? Vi spiego il mio punto di vista.

Prendiamo, ad esempio, l’UHD che ha una risoluzione di 3840×2160. Il Full HD ci sta dentro esattamente quattro volte, cioè significa che una singola inquadratura con risoluzione UHD può “regalarmi” quattro inquadrature HD più piccole. Grandioso! Vuol dire che se inquadro male un soggetto o un panorama, in post produzione posso sempre “spostare” in basso, in alto, a destra o a sinistra e ottenere l’inquadratura perfetta! Poi magari aggiungo le bande nere – sulle quali ci sarebbe da scrivere un libro – e il gioco è fatto! Ecco il cinema!

Ecco il gap, invece!  Per la maggior parte degli appassionati che hanno la possibilità economica di permettersi una macchina che registra a una qualità superiore dell’HD, è diventato non influente l’errore in fase di produzione, perché con la post produzione “si aggiusta tutto”.

È bene sapere che la messa in serie, la fase che viene dopo la messa in quadro, è tutt’altra cosa. Bisognerebbe spendere il giusto tempo dietro tale fase. Un’inquadratura non è il frutto di “spostamenti” in Premiere Pro ma il risultato di una messa in scena. Ecco perché credo che l’eccesso di qualità possa peggiorare le cose.

Quanti davvero girano in 4k ed esportano in 4k? Lo standard medio è l’HD, punto. Se invece la ragione è ottenere un livello di dettaglio maggiore, ottenibile tramite un ridimensionamento dell’immagine, allora il discorso cambia. I professionisti e le agenzie di comunicazione fanno così. Ho detto qualche paragrafo fa, in maniera molto grossolana, che in un’inquadratura UHD ci stanno quattro inquadrature HD. Molto semplicemente: se rimpicciolisco l’Immagine UHD al 50%, ottengo un HD “brillante”, ricco di dettaglio più di un HD nativo. Questo è un modo intelligente di offrire qualità senza compromessi senza mortificare l’arte di fare video.

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Ovviamente anche noi facciamo riprese a ca**o e aggiustiamo tutto in post produzione! 😀 Scherzo! Non credetemi, ho bisogno di fare battute, specialmente in questi giorni qui. Alla prossima!

 

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